Chiaravalle

Nella valle chiara, in tempi antichi una triste palude che venne sanata e coltivata a tabacco dai monaci cistercensi, ora sorge una cittadina operosa e dinamica dal volto moderno; Di medioevale rimane infatti solo l'Abbazia di S.Maria  in Castagnola immersa nell' oasi verdeggiante di piazza Garibaldi disegnata da un doppio quadrato di alberi .
Chiaravalle è anche la città natale della pedagogista Maria Montessori.
Furono i monaci cistercensi ad introdurre  la coltivazione del tabacco, inizialmente quello da fiuto, nel 1770 circa, ed in seguito anche tabacco da pipa e  sigari, sì da far diventare Chiaravalle  la più grande fabbrica dello Stato Pontificio.

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veduta aerea, il monumento ai caduti e la biblioteca comunale  ex sede municipale 

 


L'abbazia di S. Maria in Castagnola

L' Abbazia di S. Maria in Castagnola è un capolavoro dell' arte Gotica e in effetti è il primo monumento in Italia con tali elementi caratteristici. L'interno da l' idea di una maestosità pari ad una cattedrale, con il suo lungo colonnato, gli archi, le volte che si protendono ancora più in alto con curve appuntite e spezzate. 
All' esterno presenta una struttura ancora romanica, con la facciata dal taglio a capanna e  il rosone bianco marmoreo e pertanto rappresenta un importante testimonianza storica dell'incontro tra due correnti architettoniche del XII secolo.

La storia di Chiaravalle è legata indissolubilmente alla storia dell' Abbazia ed inizia tredici secoli fa, quando una dozzina di monaci benedettini, dietro concessione della Regina Longobarda Teodolinda,   si stabilì lungo la riva del fiume  Esino, nell' allora immensa boscaglia malarica.
Con un impasto di creta e paglia seccato e indurito al sole,  i monaci eressero due file di capanne, proprio dove ora si aprono Via Cavour e Via Castelfidardo che la gente chiama ancora col nome di "capanne davanti" e "capanne dietro", insieme al Cenobio con l'Oratorio dove cantare e recitare in coro, sette volte al giorno, le lodi al Signore, secondo la regola dell' "Ora et Labora".
Nel primitivo convento, detto di S. Maria in Castagnola, i frati benedettini vissero alcuni secoli, dedicandosi alla preghiera e allo studio.
 
A dare preminenza al lavoro manuale e alla coltivazione dei campi subentraroro poi i monaci cistercensi, provenienti dall' Abbazia francese di La Fertè, ai quali si deve anche l' inizio della costruzione dell' attuale Abbazia.
Prosciugarono gli acquitrini, resero feconda la valle,  si dedicarono alla coltivazione del grano e all'estrazione del sale dal mare, impiantarono una vetreria e costruirono mulini, dando vita così all'attuale centro che ancora oggi persegue alcune di tali attività. Salirono così di tanto prestigio che per circa duecento anni, dal 1276, venne scelto tra loro il primo cittadino di Jesi, il "Massarius Communis Aesi". 

il chiostro dell'abbazia 


Viale della manifattura

Ai primi del 1400 l' Abbazia cadde sotto il governo feudale dei cosiddetti abati Commendatari, mandati da Roma; fu un periodo di sudditanza che durò fino al 1770 e immiserì le condizioni e il numero dei monaci e la vita della comunità laica della valle .
Successivamente, con l' introduzione della coltivazione del tabacco, le condizioni di vita migliorarono di nuovo e progressivamente , fino a farne il centro operoso ed attivo dell' era attuale.